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sabato, 29 gennaio 2005

 

Alexandròs

 

Presso Nupi è in corso un breve ragionamento sulla figura di Alessandro il Grande (post dal 23 al 27 gennaio).

Anch’io avrei voluto parlare dell’argomento nel mio blog, partendo dai vari motivi per i quali ho trovato inadeguato il film di Stone, ma sono consapevole che non si può parlare di Alessandro senza entrare nella sua mitologia. Questo rischio ha colpito tutti, anche i più accreditati studiosi della materia: ogni tentativo di ricostruzione biografica ha dovuto far i conti con la leggenda di Alessandro, le voci sulla sua personalità, gli episodi misteriosi, i cd. segnali degli dèi, le commistioni di immagini e rappresentazioni sulla sua figura e fisionomia attraverso i secoli, le fonti tarde che riprendevano fonti perdute e impossibili da verificare, etc. etc.

E invece, faccio prima a proporvi una serie di link seri sull’argomento: innanzi tutto, con un paio di libri editi dal J. Paul Getty Museum, che da anni si occupa della figura di Alessandro il grande, sia da un punto di vista iconografico che storiografico.

http://www.getty.edu/bookstore/titles/alex.html (che ho a casa, enorme, bellissimo e mai ancora letto) e http://www.getty.edu/bookstore/titles/son.html (sicuramente più snello ma ugualmente efficace).

Una sintesi invece delle problematiche interne alla definizione della figura del grande Macedone è resa nella recensione (molto critica) di Janet Grossman ad un testo pubblicato nel 1997 dalla University of North Carolina Press, il cui autore, N.G.L. Hammond, insegna alla Cambridge Uni.:

http://ccat.sas.upenn.edu/bmcr/1997/97.11.17.html

Leggendo questa recensione, e soprattutto le note, si può captare il volume di difficoltà presente  nell’approccio in qualsiasi tipo di discussione su Alessandro. Per una presentazione invece entusiastica del testo in questione,  http://uncpress.unc.edu/chapters/hammond_genius.html.

Come potete vedere, Alessandro scatena forti polemiche, non solo nelle sale cinematografiche, ma anche a livello scientifico. Ho citato il caso di questo libro solo come uno dei numerosi esempi.

Per una descrizione della scultura qui esposta, http://www.getty.edu/art/collections/objects/o8128.html

 

Buona lettura.

Postato da: missy_ a 18:55 | link | commenti (34) |

sabato, 22 gennaio 2005

Extra lovin’

Se avete in mente una notte in due .. molto emoscion, accendete questo SPECIAL 

e lasciatelo andare per tutta la sua lunghezza.

Intanto, per scaldarvi quanto basta, ecco qualche verso del brano n. 3  

 

e ...  pensate alla Missy con sorriso complice.

Postato da: missy_ a 19:23 | link | commenti (32) |

venerdì, 21 gennaio 2005

Quasi quasi mi compro la LAPA

Questo post uscì nel mio primo amatissimo, indimenticabile blog, nel lontano 2003 (missy). Lo riprendo per rispondere a Hugo e per render omaggio all’autore del geniale volumetto, che segnalo alla vostra attenzione.

Brani tratti da: Franco La Cecla “LA LAPA”, Palermo 1998.

[…] Credere nell’esistenza dell’Ape (volgarmente detta MotoLapa, Lapa, L’Ape o Ape) richiede alcune condizioni preliminari:

a)     che si sia disposti ad ammettere che un veicolo a tre ruote stia in piedi;

b)     che si abbia un’idea molto vaga dell’uso di un simile veicolo;

c)      che si pensi che ci si può andare dappertutto, scale comprese;

d)     che si pensi che nulla, e soprattutto nessuna automobile, possa essere più comoda;

e)     che si pensi che è l’unica alternativa alla decappottabile.

Poste queste condizioni, gli individui degni di guidare la Lapa sono veramente pochi. Essi hanno capito di essere uomini del futuro, profeti di una nuova era della mobilità.

La Lapa è chiusa (quando è chiusa) da 2 porte che somigliano a 2 porte e non a 2 portiere d’auto. Questo è dovuto al fatto che nella Lapa si entra quasi in piedi e solo dopo bisogna rassegnarsi a sedere.

La Lapa ha 3 ruote ma tutti fanno finta che ne abbia 4.

La Lapa è l’unico mezzo dove non c’è differenza tra l’individuo che siede alla vostra destra e quello che siede alla vostra sinistra. La Lapa infatti vi dà la libertà di voltare la testa a destra o a sinistra e di chiedere ogni tanto ai vostri secondi di sostenervi i gomiti.

LA LAPA DECORATA

La Lapa decorata è figlia del carretto del carrettiere solitario nelle notti siciliane o calabresi. Anzi qui la Lapa ha preceduto Andy Warhol, ha capito il graffitiamo pop, ha esordito prima di qualunque iperrealismo. La Lapa è un mezzo pop, è l’avanguardia per cui ciò che è pacchiano diventa invece linguaggio con cui si capiscono gli spiriti eletti, è l’arte su 3 ruote, la vita quotidiana senza ipocrisie.

Le Lape si confondono col paesaggio delle campagne. Pochi ecologisti hanno pensato che la Lapa è forse l’unica cosa da lasciare in un parco accanto agli alberi.

E a questo punto, per finire in bellezza, ecco l’ultima novità segnalata da Kaos:

 

Postato da: missy_ a 12:46 | link | commenti (25) |

mercoledì, 12 gennaio 2005

Li ho riascoltati poco fa. Sparati a palla.

E, dopo anni ed anni di onorata musica,

sono arrivata ad una conclusione.

Per me la Perfezione ha un solo nome:

         PRODIGY

  

Postato da: missy_ a 20:01 | link | commenti (51) |

domenica, 09 gennaio 2005

Spartani

“Anche dai motti di spirito si può avere chiara l’idea del loro carattere. Avevano l’abitudine di non tener mai discorsi inutili e di non dir mai cosa che non fosse degna di considerazione. Perciò, essendo uno invitato ad udire un tale che imitava il canto dell’usignolo, disse:

-Ma se ho già udito quello vero!

Un altro lesse il seguente epigramma:Dal ferreo Marte indotti a spegnere un giorni i tiranni, questi alle porte furon di Selinunte uccisi. E uno Spartano soggiunse:- Bene è morir, ma meglio per sempre lasciarli bruciare.

[…] Gorgone, moglie di Leonida, ad un forestiere che le aveva detto: “Voi sole, o Spartane, sapete comandare gli uomini!”, aveva risposto:

- Noi sappiamo anche partorirli.

[…] Carilao, nipote di Licurgo, interrogato perché fossero poche le leggi emanate, rispose:

- Quelli che hanno abitudine di parlar poco, non abbisognano di molte leggi.

[…] Agide, mentre alcuni lodavano la giustizia degli Elei nel celebrare i giuochi olimpici, esclamò:

- Che gran cosa fanno gli Elei se son giusti ogni cinque anni!.

[…] Ad un ragazzo erano stati promessi del galli che combattevano fino a restarne morti. Egli osservò:

- Mi interesserebbero molto di più quelli che lasciano morti gli avversari.”

(Plutarco, Le Vite Parallele, vol. I/1, Licurgo).

Postato da: missy_ a 17:19 | link | commenti (26) |