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sabato, 29 aprile 2006
... un altro Maestro

La via che dall’arte arcaica porta all’arte classica è quella stessa che da un’arte “cultuale” conduce all’arte “sacra”, un fatto inscindibilmente connesso con le acquisizioni universali della grecità. Quest’arte nacque in quei decenni nei quali vissero Pindaro ed Eschilo.
 
Fu possibile che questo accadesse solo grazie alla liberazione dello spirito da finalità e formule, culto e magia, costrizione e subordinazione; la strada fu aperta osservando liberamente il mondo e l’umanità […]; il processo fu portato a termine grazie alla potente capacità di ravvisare un ordine eterno nella bellezza del corpo umano e della natura, nell’audacia dell’agire e nella complessità degli eventi.
 
Le statue divine di V sec. a.C. rivelano l’ampiezza e la profondità del nuovo concetto di divinità. Esse si manifestano con una singolare inviolabilità e autonomia: rotti tutti i ponti con il sentimento, che altrimenti il fervore religioso lascia prosperare, queste immagini assunsero in primo luogo un significato di trasparente chiarezza e di indubitabile realtà, non già una seconda realtà, una realtà ultramondana, ma la realtà attuale ed immediata […].
 
In che misura queste statue posseggano forma e contenuto religioso dipende dall’epoca cui risalgono, individuabile, per altro, nell’arco di pochi decenni.
 
Ma in che modo ricostruire quel patrimonio di pensiero religioso che permise la creazione di tali immagini e senza il quale esse non avrebbero potuto prender vita?
Questa analisi incontra difficoltà sorprendenti.
 
Gli dèi dell’arte classica, in bronzo e in marmo, stanno dinnanzi a noi, linea dopo linea immoti, tramutati in forma pura, immagini di olimpica esistenza e perfetta serenità.
 
Quali furono le premesse perché potessero attingere questi risultati?
Come veniva avvertita l’essenza della divinità?
 

Postato da: missy_ a 18:36 | link | commenti (19) |

lunedì, 17 aprile 2006
Simulazione

“La tragedia mostra non quel che è accaduto, ma quel che doveva necessariamente e secondo ogni probabilità accadere. Vale a dire, la tragedia è nell'ordine del generale e del necessario […]. Platone […]rifiuta la tragedia perché è patetica. Aristotele cercherà invece di mostrare che, anche in uno spettacolo incentrato su terrore e pietà, può svolgersi simultaneamente un processo intellettuale che si tradurrà in una purgazione del terrore e della pietà […]. Tutta la tessitura della tragedia, come simulazione ed estetizzazione, trasforma l'elemento bruto della passione in qualcosa che diventa intelligibile, e che produce un effetto di bellezza. Quindi produce una pacificazione nel ritorno all'ordine. Ma l'ordine che troviamo all'arrivo non è lo stesso di quello che c'era in partenza:

Postato da: missy_ a 23:37 | link | commenti (72) |

martedì, 11 aprile 2006
PUPINA Presidente!

Oggi la copertina va a Pupina, che da Pupino (#4), alle ore 10.57 ha scritto:

mammamia, dopo sole 9 ore di governo di centrosinistra hanno già preso Provenzano...

 

Postato da: missy_ a 16:22 | link | commenti (64) |

venerdì, 07 aprile 2006
Le Siciliane

La siciliana n.1 ha capelli biondi e occhi azzurri. Usa tacchi a spillo sottili e appuntiti. Sono lame acrobatiche e luccicano nella notte: spilloni puntati sul selciato a disegnare geometrie lineari e dritte come pensieri in rassegna militare davanti alla cattedrale barocca. La siciliana n.1 cammina infatti dritta coi capelli biondi in ordine compatto. Ha cuore marziale dentro un corpo che sarebbe stato dolce, un attimo prima di indurirsi sui tacchi.
Ogni passo acuto sul marciapiede risuona stridente con la tempesta di dolci pensieri erotici che in questo momento stanno vorticando dentro il cervello della siciliana n.1.

Postato da: missy_ a 20:34 | link | commenti (42) |