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mercoledì, 14 novembre 2007
Cettina

La Signorina Cettina mi controlla l’uscio di casa. Un servizio 12h estendibile a 18 nei mesi estivi. Gratis.

Vede chi entra chi esce chi mi citofona chi mi chiama dalla strada chi mi cerca e non mi trova. Quest’ultimo servizio giustifica tutto. Ne è consapevole perché lo esercita con particolare fierezza.

Mi dice: “Signorina Missy, l’ha cercata un uomo stamattina verso le 11”.

“Ah si, e chi era?”

“Ma che le posso dire, io non le so queste cose, coi nomi non ci faccio tanto … però è quello che è passato venerdì scorso e poi anche sabato”.

“Le ha detto qualcosa?”.

“Biii, sapissi. A me niente mi dicono. Io però gli ho detto che era uscita”.

“Ah grazie signorina Cettina”.

“Sicuramente ripassa, perché deve abitare da queste parti”.

Postato da: missy_ a 13:02 | link | commenti (34) |

sabato, 03 novembre 2007

 MOTEL

Cosa ci fa una limousine affittata una notte nel parcheggio di un motel in Las Vegas.

Non si può credere che succedano tutte quelle cose dentro un motel finché non se ne vede uno.

Non si può credere a tutto quello che raccontano romanzi o film finché non dormi dentro un motel.

Per ogni camera una macchina corrispondente alle singole vite di questa notte bollente senza respiro in Nevada. La mappa itinerante di una umanità in perenne trasbordo: pump-mobile, Van familiari e vecchie utilitarie di coppie anziane. Lei sempre cotonata, anche nel 2007 d.C. La prima, la vidi in una stazione di servizio: viaggiavano in quattro. Incontro le due femmine dentro il gabinetto per donne. Si parlavano da un cesso all’altro. La bionda più rimessa diceva all’altra: oh lui mi fornisce tutti i soldi che mi servono per vivere. La seconda, un po’ più ordinaria, rispose che ciò era ok. I maschi giravano lenti tra gli scomparti dei muffin, aspettavano le signore e non si parlavano. Il proprietario del locale, un bianco sui 50, alto e magrissimo, aveva un cartello appeso alla cassa: “ Non abbiamo avuto altre alternative nella vita che vivere in questo posto e abbiamo speso tutti nostri averi per fare meglio che potevano e fornire un servizio onesto. Per favore, non distruggete questa unica fonte di vita che abbiamo”.

Il deserto intorno era chiaro e ocra, inaccessibile. Neanche un albero, laggiù, molto lontano dalla prima città.

Sono sicura che ora una di quelle vecchie siano arrivate qui a Las Vegas e abbiano parcheggiato accanto alla mia Mustang. Forse stanza accanto. Tanto alla fine, tutti qui arrivano. Dove devono andare. Ho sbagliato ad affittare una Mustang convertable: bellissima ma dura, rigida, ingestibile. Il tetto lo chiusi già dopo qualche miglia della 15 oltre L.A.

Sono le 3 del mattino. Ho fatto 850 miglia, un giro lungo, sono prima passata dal Grand Canyon, poi due ore di Strip e ora sono a pezzi. Salgo le scale, attraverso il lungo ballatoio e mi fermo davanti al numero 143. Guardo le chiavi, sudano. Giro il piripillo alla porta, sottile e dorato che dovrebbe proteggermi dal mondo, apro, senza neanche fare un passo, mi arriva dentro il primo botto nauseabondo: un odore sedimentato che proviene dagli anni ‘50, ha attraversato i ’60, passato per i ’70, e non sai come sia arrivato al 2000, ma c’è tutto e si conficca dentro le narici.

Postato da: missy_ a 23:54 | link | commenti (33) |
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